lunedì 7 maggio 2012

Padre Daniele, io ti ricordo così.

Ci siamo incontrati qualche anno fa'. Era una domenica pomeriggio, partecipavi all’introduzione del testo “L’ordine francescano secolare”. Venivi da Roma, anche se di nascita eri di questi parti. La tua figura di frate cappuccino non passava inosservata. Avevi una folta chioma di capelli crespi che ricordavano un cespuglio, un paio di occhiali che ti facevano apparire gli occhi molto grandi, come visti attraverso una lente di ingrandimento, una corporatura molto robusta ma non troppo, non tanto alto, un poco più basso di me. Ai piedi calzavi un paio di sandali e indossavi il saio. Non mi ricordo bene in che periodo dell’anno eravamo, ma credo che era autunno, alla ripresa del nostro anno sociale. Non avevo mai sentito parlare di te, o perlomeno il tuo nome non lo collegavo alla tua persona. Noi tutti eravamo seduti intorno a te a semicerchio con avanti a noi i banchi dove i ragazzi fanno catechismo. Hai cominciato a parlare, molto pacato e con voce penetrante, sull’origine dell’Ordine Francescano. Io ti ho ascoltato con attenzione, avevo già letto il libro e nel modo in cui tu esponevi, mi sembrava già di sapere tutto. Terminato il tuo intervento, ti eri intrattenuto con delle persone a parlare del più e del meno. Anch’io ero lì, ma non conoscendoti, non sapevo cosa dirti. Ad un certo punto, forse perché mi vedevi lì così come in attesa di qualche cosa, mi hai chiesto – Anche tu sei di questi parti? –. Io un po' impacciato ti risposi: – abito qui vicino, frequento questa parrocchia e faccio parte qui dell’OFS.- queste furono le uniche parole che ci siamo scambiati, i nostri sguardi si sono incrociati per qualche momento come in attesa di altre parole da dirci, ma io non sono riuscito a dire altro e tu poi, sei stato preso da altri discorsi con le persone che ti attorniavano. Ho pensato che prima o poi avremmo potuto scambiarci qualche parola in più. Ci siamo di nuovo rivisti una domenica di maggio 2011 in occasione delle elezioni del consiglio OFS. Eri lì come rappresentante provinciale OFS e ci siamo solo scambiati una saluto. Avrei voluto parlare con te del più e del meno solo a titolo di amicizia, ma non siamo andati oltre quel saluto, ed io ho di nuovo pensato che prima o poi avremmo potuto scambiaci qualche parola in più. Da quella domenica non ci siamo più rivisti, ogni tanto pensavo alla tua figura di frate cappuccino. Era sabato tre settembre 2011 quando ho ricevuto una mail in cui Padre Carmine chiedeva di partecipare ad un pellegrinaggio di guarigione per padre Daniele. Ho subito pensato a qualcosa di grave, padre Daniele sta male, devo andare anch’io a quel pellegrinaggio di guarigione. Siamo partiti la domenica seguente con un gruppo di sei persone direzione Roma per giungere alla sede centrale dei frati cappuccini a via Veneto e da lì poi, arrivare a San Pietro. Per una serie di disguidi dovuti al traffico, a metropolitane non funzionanti, non siamo riusciti a raggiungere il gruppo di padre Carmine. Padre Carmine lo abbiamo incontrato mentre usciva dalla basilica di San Pietro. Noi, che eravamo partiti apposta per pregare per padre Daniele, ci siamo diretti nella cappella della riconciliazione a San Pietro e lì abbiamo pregato per lui. Da quella domenica di settembre le notizie che arrivavano da Roma sulla salute di padre Daniele sono state un susseguirsi di: sta un po’ meglio; sembra che sta per riprendersi; ora sta in infermeria e così via. Io ogni tanto continuavo a pensare a lui, ai nostri mancati discorsi, a quello che avremmo potuto dirci. Un sabato di qualche settimana fa’ trovandomi a Roma con altre persone, siamo arrivati fino alla chiesa di San Felice da Cantalice, abbiamo chiesto di te, sapevamo che stavi male, avremmo voluto salutarti. Ma così non è stato. Un freddo messaggio sul cellulare giovedì tre maggio mi avvisava che non c’eri più, sei tornato alla Casa del Tuo e Nostro Padre. Ho pensato a quelle poche parole che ci siamo scambiati, a quei nostri sguardi che si sono incrociati per qualche istante, alle nostre mancate parole. Avremmo modo di scambiarcele in un’altra dimensione che né io né tu su questa terra abbiamo potuto comprendere. Ciao padre Daniele, io ti ricordo così.

domenica 6 maggio 2012

Icona dell’amicizia

icona amicizia
L’icona rappresenta Gesù che accompagna un discepolo. Gesù è riconoscibile dall’aureola che attornia il capo con all’interno la croce luminosa. L’aureola è segno della grazia divina che è comunicata al discepolo che cammina al fianco del suo Signore e dal contatto della mano destra che Gesù posa sulla spalla destra del discepolo. E’ la trasmissione della vita divina a chi segue Gesù. Gesù è il maestro e il Signore rappresentati dal libro chiuso che regge nella mano sinistra: è il Vangelo. Il discepolo è guidato da Gesù che lo accompagna con la sua mano posta sulla spalla. Essa è sicurezza, protezione e anche dono di grazia che è espressa dall’aureola simbolo della santità; grazia che il discepolo non tiene per sé ma che da in dono con il gesto della mano destra benedicente. Nella sinistra il discepolo tiene il rotolo, che può significare che egli ha fatto sua la Parola del Signore oppure che egli è nel numero dei salvati dalla grazia del Signore. I grandi occhi manifestano l’apertura del cuore ( sono la finestra dell’anima), la disponibilità a lasciarsi leggere dentro. Chi vede l’icona, viene come assunto dal mistero della grazia che è comunicata dalla presenza del Signore, dal camminare al suo fianco, dal sentire quella mano che non solo da sicurezza e conforto nel cammino ma che sembra anche essere di sostegno allo stesso Signore Gesù e, dato che l’usura del tempo ha consumato nell’icona il colore e ha fatto sparire i piedi stessi di Gesù, egli sembra ora camminare con il discepolo, sbigottito dall’esperienza stessa che sta vivendo.

domenica 1 gennaio 2012

Per un 2011 che va e un 2012 che arriva.

Eccoci, Signore, davanti a te. Col fiato grosso, dopo aver tanto camminato. Ma se ci sentiamo sfiniti, non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto, o abbiamo coperto chi sa quali interminabili rettilinei. E' perché, purtroppo, molti passi li abbiamo consumati sulle viottole nostre, e non sulle tue: seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera, e non sulle indicazioni della tua Parola; confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre, e non sui moduli semplici dell'abbandono fiducioso in te. Forse mai, come in questo crepuscolo dell'anno, sentiamo nostre le parole di Pietro: " Abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla" (Lc 5,5). Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente. Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto, ci aiuti a capire che senza di te non possiamo far nulla. Ci agitiamo soltanto. Grazie, perché obbligandoci a prendere atto dei nostri bilanci deficitari, ci fai comprendere che, se non sei tu che costruisci la casa, invano vi faticano i costruttori. E che, se tu non custodisci la città, invano veglia il custode. E che alzarsi di buon mattino, come facciamo noi, o andare tardi a riposare per assolvere i mille impegni giornalieri, o mangiare pane di sudore come ci succede ormai spesso non è un investimento redditizio se ci manchi tu.
Felice 2012.

domenica 20 novembre 2011

Arriva il calendario missionario 2012

Fra Luca ha portato nella nostra parrocchia di San Francesco d'Assisi, il "calendario missionario 2012" per ricordare l'impegno dei frati cappuccini del servizio "Missio ad Gentes", provincia Romana Frati Minori Cappuccini, in Madagascar e nel Bénin. Paese quest'ultimo, visitato in questi giorni da Papa Benedetto XVI.
In Madagascar l'impegno è indirizzato nel centro Medico-Chirurgico St. Damien nella città di Ambanja dove il sostegno è diretto alla gestione della clinica con personale infermieristico e medico. Nel Benin l'attività missionaria dei frati cappuccini è svolta nella casa " S. Famiglia" per bambini a Sémè ( vicino a Cotonou, la capitale del benin ). Questa casa-famiglia accoglie bambini di ambo i sessi dai sei agli undici anni. Vengono accolti bambini orfani di uno o entrambi i genitori, bambini che hanno problemi familiari e che necessitano di accoglienza. La casa, ha anche nel suo interno la scuola primaria. Terminato questo ciclo di istruzione primaria, i bambini proseguono la loro formazione presso altre case-famiglia. E come non ricordare anche la costruzione di un laboratorio scientifico per la scuola superiore statale di Ina, nel centro del paese. Opera completata da frate Nicolai. Progetti nel Bénin, riguardano le adozioni a distanza , kit per la malaria e anche l'adozione di un giovane frate beninese in formazione.

martedì 4 maggio 2010

In un incontro di Fraternità

Un nostro fratello francescano, Lucio, ha esposto durante il nostro incontro settimanale in fraternità, il seguente passo tratto dalle Fonti Francescane (FF 234-239)

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LETTERA A UN MINISTRO

(FF 234-239) 1 A frate N ... Ministro. Il Signore ti benedica!

Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti impediscono di amare il Signore Iddio, e ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti percuotessero, tutto questo tu devi ritenere per grazia. E così tu devi volere e non diversamente. E questo tieni per te in conto di vera obbedienza [da parte] del Signore Iddio e mia, perché io so con certezza che questa è vera obbedienza. E ama quelli che ti fanno queste cose. E non aspettarti da loro altro se non ciò che il Signore ti darà. E in questo amali e non pretendere che siano cristiani migliori.

E questo sia per te più che il romitorio. E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore e ami me servo suo e tuo, se farai questo, e cioè: che non ci sia mai alcun frate al mondo, che abbia peccato quanto poteva peccare, il quale, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono misericordioso, se egli lo chiede; e se non chiedesse misericordia, chiedi tu a lui se vuole misericordia.  E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attirarlo al Signore ed abbi misericordia di tali fratelli. E notifica ai guardiani, quando potrai, che da parte tua sei deciso a fare così.

Riguardo poi a tutti i capitoli, che si trovano nella Regola, che parlano dei peccati mortali, nel Capitolo di Pentecoste, con l'aiuto del Signore e il consiglio dei frati, ne faremo un solo capitolo di questo tenore: Se qualcuno dei frati, per istigazione del nemico, avrà peccato mortalmente, sia tenuto per obbedienza a ricorrere al suo guardiano. E tutti i frati che fossero a conoscenza del suo peccato, non gli facciano vergogna né dicano male di lui, ma abbiano grande misericordia verso di lui e tengano assai segreto il peccato del loro fratello: perché non i sani hanno bisogno del medico, ma i malati (Mt9,12) E similmente per obbedienza siano tenuti a mandarlo con un compagno dal suo custode. 1710 stesso custode poi provveda misericordiosamente a lui, come vorrebbe si provvedesse a lui medesimo, se si trovasse in un caso simile.

E se fosse caduto in qualche peccato veniale, si confessi a un suo fratello sacerdote. E se lì non ci fosse un sacerdote, si confessi ad un suo fratello, fino a che avrà a disposizione un sacerdote che lo assolva canonicamente, come è stato detto. E questi non abbiano potere di imporre altra penitenza all'infuori di questa: «Va e non voler peccare più !» (GI 8,11).

Questo scritto, affinché sia meglio conservato, tienilo con te fino a [ capitolo di] Pentecoste; là sarai presente con i tuoi frati. E queste e tutte le altre cose che non figurano nella Regola, con l'aiuto del Signore Iddio, sarà vostra cura adempierle.

Qui di seguito una breve spiegazione

INTRODUZIONE

San Francesco è Patrono d'Italia non solo per lo sua importanza nel campo religioso, come grande innovatore nella Chiesa, ma anche per le sue caratteristiche linguistiche. Difatti è uno dei primi esempi letterari in lingua volgare riconosciuto e citato esempio, nei testi di letteratura italiana, di poeta e scrittore con il Cantico delle Creature e con i suoi scritti in lingua italiana. Nell'ambito di questa sua attività scrittoria frate Francesco annovera delle Lettere, strumento che utilizzava con grande frequenza. A noi ne sono arrivate alcune decine ma di tante altre, non pervenuteci, si trovano riferimenti e tracce nei vari documenti dell'epoca. Ciò a testimonianza del fatto che Francesco riteneva certamente molto utile l'uso dell' epistola per comunicare e diffondere le proprie idee.

Tra queste lettere troviamo la LETTERA A UN MINISTRO, scritta probabilmente tra lo Regola del 1221 e la stesura della Regola bollata del 1223.

CONTESTO

Entriamo nella Lettera ed esaminiamone il contesto;

(Introduzione alla Lettera a un Ministro dalle Nuove Fonti Francescane pag. 127)

Sicuramente nella fraternità ci sono tensioni e problemi, visto che il destinatario della lettera vorrebbe lasciare l'incarico di ministro per ritirarsi in un eremo, ma nelle parole di Francesco non c'è indizio di quell'animo allarmato che invece traspare dagli scritti degli ultimi anni. Solo un uomo come Francesco, che aveva meditato a lungo l'esempio di Cristo perfetto obbediente al Padre e ai fratelli, poteva dare i consigli leggiamo nella lettera: considera tutti e tutto, persone scomode, impedimenti, ostacoli e barriere, «come una grazia»; vivi in «vera obbedienza» ai fratelli, così come sono senza pretenderli migliori, chi sbaglia, legga sempre nei «tuoi occhi» quella misericordia che riconduce al Signore, anche verso chi «avrà peccato mortalmente ciascuno usi la misericordia che si «se si trovasse in un caso simile». L'annuncio  della misericordia è il cuore del Vangelo, ma la pensosa applicazione comunitaria fattane da Francesco è certo uno dei vertici dell’intera letteratura cristiana.

RIFLESSIONI

Ad una attenta lettura possiamo dividere la lettera in due parti:

  1. Prima parte di analisi e di esortazione (vers. 2-6)

La questione principale da risolvere è proprio l'anima stessa ministro:

  • Forse il ministro pone  a Francesco la domanda sulla sua anima: Ero venuto in convento per fare altro, eccomi qui a fare quanto non pensavo. E questo sia per te più che il romitorio)
  • E Francesco acconsente: sì, le difficoltà riguardano la tua anima.
  • Infatti: non si tratta di risolvere i problemi del mondo, essi ti chiedono prima di tutto di risolvere la domanda tua anima.
  • L'impedimento = ostacolo è lo di scandalo : chi ti si oppone per un cammino spedito verso il Signore.
  • Devi ritenerlo una grazia perché permettono di verificare se veramente stai camminando verso il Signore o è solo apparenza.
  • E' il caso proposto nell 'Amm. 14: le tante penitenze non riescono impedire l'ira di coloro che ricevono una parola “ che sembri ingiuria verso la loro persona". Ci sono che applicandosi insistentemente a preghiere e occupazioni, fanno molte astinenze e mortificazioni corporali, ma per una sola parola che sembri ingiuria verso la loro persona, o per qualche cosa  che venga loro tolta, scandalizzati, tosto si irritano.
  • Il ministro gli avrà detto: io ero venuto nella Religione per godere di Dio nella contemplazione e nella quiete della solitudine.
  • La risposta di Francesco: restare tra uomini crocifissi è meglio dell'Eremo. In essi incontri veramente il Signore e lo servi, mentre nell’eremo rischi di vivere per te stesso.

      2.  La seconda (vers. 7-22) con ammonizioni dirette al destinatario, ma rivolte in generale a tutti i frati.

Scelte pratiche per traslare l'amore verso l'ostacolo: lo misericordia (7-10)

  • La paradossalità del parlare di Francesco (quanto più poteva peccare) per indicare l'ampiezza e lo radicalità delle sue intenzioni.
  • La delusione/dolore che procura le infedeltà e le debolezze di coloro che ci sono accanto ...
  • Qual è lo tua reazione? Come guarderai quello spettacolo?

La strategia degli occhi per il Perdono.

  • L'obiettivo è per il ritorno in comunione.
  • E dunque lo misericordia che perdona non è un monologo ma un dialogo di corresponsabilità verso il Signore.
  • Gli occhi del ministro devono aiutare il fratello ad un atto di verità e di affidamento: di dire le proprie necessità e debolezze, cioè di entrare nella verità.
  • La misericordia dunque è il presupposto per un dialogo e il suo compimento quale accoglienza e capacità di ricominciare.

Qual è l'obiettivo ultimo del servizio del ministro?

  • Non far funzionare un'istituzione, e dunque rapportarsi ai fratelli secondo l'opportunità migliore per ottimizzare lo "fabbrica della fraternità", ...
  • ma sedurre il fratello con gli occhi di misericordia, per "attrarlo" -"sedurlo" a Dio.
  • La determinazione ferma a fare così: una scelta evangelica difficile che chiede una forte e ferma decisione.

martedì 5 gennaio 2010

Malinconia d'inverno

Spesso, d’inverno siamo presi da un senso di malinconia che rende queste giornate fredde e piovose ancora più tristi. Le feste natalizie, il capodanno, scacciano questa sensazione, ma, passate le ore gioiose delle feste, del ritrovarsi insieme in famiglia o con gli amici, ritorniamo alla vita di tutti i giorni. Leggendo nelle Fonti Francescane, ho trovato passo che lascia riflettere:


Francesco cercava di rimanere sempre nel giubilo del cuore, di conservare l’unzione dello spirito e l’olio della letizia. Evitava con la massima cura la malinconia, il peggiore di tutti i mali, tanto che correva il più presto possibile all’orazione, appena ne sentiva qualche cenno nel cuore. “ Il servo di Dio – spiegava – quando è turbato, come capita, da qualcosa, deve alzarsi subito per pregare, e perseverare davanti al Padre Sommo sino a che gli restituisca la gioia della sua salvezza. Perché, se permane nella tristezza, crescerà quel male babilonese e, alla fine, genererà nel cuore una ruggine indelebile, se non verrà tolta con le lacrime.


Queste parole sono da rileggere, magari quando guardiamo la pioggia venire giù dal cielo dietro i vetri di una finestra, oppure quando la neve ci costringe a rimanere in casa. Non facciamoci prendere anche noi da questi momenti tristi, pensiamo che non siamo soli, che qualcuno accanto a noi non vuole vederci così, magari con una preghiera, affinché nel nostro cuore non si generi una ruggine indelebile.

domenica 29 novembre 2009

Notizie dalla fraternità di Anzio

Una settimana (16-22 novembre) veramente da non dimenticare per la Fraternità OFS di Anzio, interessata a manifestazioni di notevole interesse ed importanza.

Dopo la consueta preparazione spirituale, è stata celebrata la ricorrenza di S. Elisabetta d’Ungheria, nostra celeste Patrona, con una solenne cerimonia nel corso della quale, in ambito GI.FRA. si sono registrate: 1 promessa (Vittorio De Maio), 2 rinnovi ( Iacopo Pieri e Roberta Casacci) e ben 6 accettazioni ( Josephine e Miriam Parisi, Laura Berti, Valerio Rotelli, Kevin Pugliesi, Ciro Santillo); con la cerimonia della vestizione, ha fatto il suo ingresso ufficiale nella Fraternità OFS di Anzio la Consorella Adriana Amato.

Il Consiglio Regionale GI.FRA. è stato rappresentato dal Presidente Flavia Malatesta, dai Consiglieri: Laura Vaticano e Fabrizio Ferella, dagli assistenti: fr. Rino Bernardini (ofm) e fr. Francesco Rossi De Gasperis (ofm.conv.).

La ripresa delle attività della GI.FRA., già auspicata da tempo, viene a saldare un anello di stretta congiunzione tra il mondo giovanile e quello dei più anziani che, in una condizione di fraterno affetto e soprattutto di condivisione, si riconoscono nella spiritualità e nel pensiero francescano.

Domenica 22, la Fraternità di Anzio ha ospitato quelle di Latina, Terracina, Sabaudia, nella struttura gentilmente messa a disposizione, per l’occasione, dalle Suore di Nostra Signora della Mercede.

La posizione particolarmente felice dell’edificio, posto a picco su un mare completamente calmo, il continuo volo dei gabbiani che con i loro voli sembravano voler salutare i partecipanti al raduno, la giornata caratterizzata da un clima quasi primaverile, hanno fatto da cornice alla manifestazione.

L’incontro, appositamente programmato nella giornata in cui tutta la Chiesa universale celebra Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’universo, ha voluto suggerire e favorire l’opportunità della meditazione e della preghiera comunitaria, tra tutte le Fraternità intervenute.

I ragazzi della GI.FRA. sono stati intrattenuti da fr. Jesus Grajedas che ha trattato il tema: “ Il Messaggio di Francesco ai giovani di oggi”; per l’O.F.S. è stato trattato, in modo davvero magistrale, da fr. Vittorio Trani (Ministro della Provincia Romana ofm.conv.), il tema: “….( I francescani secolari) si facciano testimoni e strumenti della sua missione tra gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola.”

L’argomento, tratto dalle Fonti Francescane (3425), ha dato l’opportunità di un’attenta e meditata riflessione sul tema, cui ha poi fatto seguito uno scambio di esperienze e testimonianze individuali. Hanno partecipato all’incontro i Consiglieri Regionali: Johanna Dijkhuis e Lucio Monti.

Dopo il pranzo al sacco “condiviso” ed il caffè di rito, i lavori hanno ripreso nel primo pomeriggio con l’intervento di fr. Francesco Trani – Parroco della Chiesa dei Ss. Pio e Antonio ed Assistente della Fraternità di Anzio che, con espresso riferimento all’iniziativa del Pontefice di dedicare l’anno 2010 al Sacerdozio, ha trattato e ben delineato la figura del Sacerdote e dell’Eucarestia, alla luce degli scritti Francescani e soprattutto del Testamento del nostro Serafico Padre.

I Vespri del giorno e le preghiere di rito, hanno concluso una giornata di elevata spiritualità e di preghiera, nella sana letizia e fraternità francescana.

Adriano Faccenda

mercoledì 18 novembre 2009

Lettera ai fedeli

Lunedì 16 novembre 2009.

Questa sera nel nostro incontro settimanale con la Fraternità, il nostro assistente spirituale P. Eleuterio, ha introdotto questa lettera ai fedeli tratta dalle fonti Francescane:

FF 201 - Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre ! Oh, come è santo e bello e amabile avere in cielo uno Sposo! Oh, come è santo, come è caro, piacevole e umile, pacifico e dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello che offrì la sua vita per le sue pecore (Gv 10,15) e pregò il Padre per noi dicendo: Padre santo, custodisci nel nome tuo coloro che mi hai dato. Padre, tutti coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e li hai dati a me; e le parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte e veramente hanno riconosciuto che io sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. lo prego per loro; non prego per il mondo. Benedicili e santificali. E per loro io santifico me stesso, affinché anche loro siano santificati in un'unità come lo siamo noi. E voglio, o Padre, che dove sono io ci siano con me anche loro, affinché vedano la gloria mia nel tuo regno (Gv 17,6-24).

Il capitolo 17 del vangelo di Giovanni è conosciuto come “preghiera sacerdotale”. E’ il vertice del testamento spirituale di Gesù, racchiuso nei discorsi di addio dei capitoli 13-17. I Vangeli riportano altre preghiere di Gesù, quali il “Padre Nostro” (Matteo 6,9-13; Luca 11,2-4)

Dal vangelo di Giovanni:

17:1 Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, l'ora è venuta; glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio glorifichi te, giacché gli hai dato autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati. Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l'opera che tu mi hai data da fare. Ora, o Padre, glorificami tu presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse. lo ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola. Ora hanno conosciuto che tutte le cose che mi hai date, vengono da te; poiché le parole che tu mi hai date le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute e hanno veramente conosciuto che io sono proceduto da te, e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché sono tuoi; e tutte le cose mie sono tue, e le cose tue sono mie; e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi.

La preghiera che Gesù rivolge al Padre celeste procede nel suo sviluppo solenne. Al centro Gesù pone i discepoli che hanno accolto la sua parola nelle fede, per questa via, hanno conosciuto anche il padre. Ad essi si oppone il mondo, segno di coloro che rifiutano Gesù e la sua rivelazione. I fedeli sono immersi in questo mondo ostile e per questo Gesù invoca su di loro la protezione del Padre e il dono dell’'unità. Finché Gesù era con loro, era lui a proteggerli e conservarli in unione con lui, fatta eccezione per Giuda, il cui tradimento però si inserisce nel progetto divino di morte e di salvezza attuato da Gesù e attestato nelle scritture.

Mentre io ero con loro, io li conservavo nel tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e nessuno di loro è perito, tranne il figlio di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta. Ma ora io vengo a te; e dico queste cose nel mondo, affinché abbiano compiuta in sé stessi la mia gioia. lo ho dato loro la tua parola; e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Santificali nella verità: la tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anch'io ho mandato loro nel mondo. Per loro io santifico me stesso, affinché anch'essi siano santificati nella verità.

Il pensiero ritorna ai pericoli ai quali i discepoli sono esposti vivendo nel mondo. Secondo lo stile “a ondate”, caratteristico dei discorsi giovannei dell’ultima Cena, ecco la ripresa del motivo della protezione divina necessaria ai discepoli per resistere al maligno al principe di mondo, che Gesù può dominare e vincere. Ci si avvicina così al culmine della preghiera. Come Gesù era stato consacrato e inviato dal Padre nel mondo per comunicare la sua rivelazione, così ora gli apostoli sono consacrati e mandati tra gli uomini a proclamare la “verità”, cioè la parola stessa di Gesù.

Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. lo ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me. Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data; poiché mi hai amato prima della fondazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato; e io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l'amore del quale tu mi hai amato sia in loro, e io in loro».

Lo sguardo di Gesù orante varca i secoli, rivolgendosi anche a coloro che crederanno in lui sulla base dell’annunzio dei primi testimoni. Per la comunità dei credenti Gesù chiede come dono l’unità, cioè quella stessa comunione che lo unisce al Padre. Uniti a lui, essi sono intimamente connessi al Padre ed è così che si vincolano anche tra loro nell’amore. Ritorna con insistenza il tema dell’amore mistico che anima il cuore dei discepoli: è l’amore di Dio, effuso in Gesù e diffuso tra i fratelli. Ed è per questo legame d’amore che i credenti sono destinati a contemplare la gloria di Cristo e a parteciparvi. Questa è la meta ultima dei fedeli: condividere, oltre la morte, la vita eterna del Padre e del Figlio.

sabato 26 settembre 2009

Fraternità del pontino al via con le attività sociali

P9201374 Domenica 20 settembre le fraternità di Latina, Terracina, Sabaudia, hanno incontrato le fraternità di Fondi e Gaeta provenienti dalla regione Campania, per partecipare ad un momento comunitario quale è la giornata di apertura dell’anno sociale 2009-2010 delle Fraternità di Latina e provincia che da diversi anni ormai celebrano insieme questo momento. La giornata è stata anche l’occasione per la celebrazione, con l’intervento di P. Roberto Bongianni, OFM, della 4^ giornata per la salvaguardia del creato. Il punto d’incontro è stato presso l’abbazia di San Magno a Fondi.

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L'Abbazia di San Magno è la prima basilica paleocristiana di Fondi. Qui, nel 522 d.C. circa, Sant'Onorato volle fondare, ai fini di perpetuare la memoria del martirio di San Magno, che insieme ad altri 2597 cristiani suggellò col sangue la fede, un complesso monastico comprendente la chiesa, il chiostro, il dormitorio e la mensa per i monaci. Il monastero di San Magno, fu governato fino al 1072 dagli abati ordinari senza alcuna dipendenza, dopodiché fu donato all'Abazia di Monte Cassino da Gerardo, Console di Fondi, dalla moglie Lavinia e il loro figlio Leone.
Nel 1492, con una Bolla Pontificia di Alessandro VI, passò alla congregazione olivetana. Successivamente nel sec. XV fu riedificata da Prospero Colonna. Il corpo di San Magno, in onore del quale era stato eretto il monastero e la chiesa, riposò nella sua cripta fino all'anno 847 circa, quando fu derubato da Platone di Veroli, capo reggente della Campania, il quale lo portò nella sua patria e lo depose nella chiesa di S. Andrea. Qui vi rimase per appena 30 anni, poiché nel 877 con l'invasione della città di Veroli da parte dei Saraceni, il corpo del Santo, fu prelevato e venduto alla Città di Anagni.
Il ruolo dell'Abazia non solo in senso religioso, ma anche economico e sociale è rilevante attraverso i secoli, come pure i saccheggi e le numerose distruzioni opera dei barbari nei tempi antichi e dei francesi che nel 1798 demoliscono alcuni locali del convento dopo averlo saccheggiato per lasciarlo in balia degli "sciacalli" che portano a termine l'opera di spoliamento. Dopo un lunghissimo periodo di abbandono in cui l'Abazia ha raggiunto il massimo del degrado, a causa delle intemperie e dell'uso improprio di cui è stata fatta oggetto (stalla per pecore) è stata danneggiata fin nelle strutture portanti che conservano, tuttavia, l'impressione del suo splendore rinascimentale.
L'Assessorato all'Ambiente, attraverso l'istituzione del Parco Naturale Regionale dei Monti Aurunci, ha attivato un programma di recupero del complesso di San Magno (terreno, monastero, mulino medioevale, antico acquedotto che recava l'acqua dalla sorgente al mulino).

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mercoledì 16 settembre 2009

17 Settembre 1224 - Impressione delle stimmate di San Francesco-

Dalle fonti francescane:
Allorché dimorava nel romitorio, che dal nome del luogo chiamato "Verna", due anni prima della sua morte, ebbe da Dio una visione. Gli apparve un uomo in forma di Serafino, con sei ali, librato sopra di lui, con mani distese e piedi uniti, confitto ad una croce. Due ali si prolungavano sopra il capo, due si dispiegavano per volare e due coprivano tutto il corpo. A quell'apparizione il beato dell'Altissimo si sentì ripieno di una ammirazione infinita, ma non riusciva a capirne il signifacato. Era invaso anche da una viva gioia e sovrabbondante allegrezza per lo sguardo bellissimo e dolce col quale il Serafino lo guardava, di una bellezza unimmaginabile; ma era completamente atterrito nel vederlo confitto in croce nell'acerbo dolore della passione. Si alzò, pre così dire, triste e lieto, poichè gaudio e amerezza si alternavano nel suo spirito. Cercava con ardore di scoprire il senso della visione, e per questo il suo spirito era tutto agitato. Mentre era in questo stato di preoccupazione e di totale incertezza, ecco: nelle sue mani e nei suoi piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quel misterioso uomo crocifisso. Le sue mani e i suoi piedi apparvero trafitti nel centro da chiodi, le cui teste erano visibili nel palmo delle mani e sul dorso dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Quei segni poi erano rotondi dalla parte interna delle mani, e allungati nell'esterna, e formavano quasi una escrescenza carnosa, come fosse punta di chiodi ripiegata e ribattuta. Così pure nei piedi erano impressi i segni dei chiodi sporgenti sul resto della carne. Anche il lato destro era trafitto come da un colpo di lancia, con ampia cicatrice, e spesso sanguinava, bagnando di quel sacro sangue la tonaca e le mutande. Ben pochi ebbero la fortuna di vedere la sacra ferita del costato del servo del Signore stimmatizzato mentre egli era in vita.

sabato 12 settembre 2009

Santissimo nome di Maria

Dopo la festa della natività della Vergine, la Chiesa consacra un giorno per onorare il santo nome di Maria per insegnarci attraverso la liturgia e l'insegnamento dei santi, tutto quello che questo nome contiene per noi di ricchezze spirutuali, perchè, come quello di Gesù, lo abbiamo sulle labbra e nel cuore, per incoraggiarci ad invocarlo con fiducia nelle nostre necessità. Più che il ricordo storico della istituzione della festa, ci interessa il significato del nome dato alla Madre di Dio e nostra. Il nome presso i Giudei aveva una importanza grandissima. Sappiamo dalla Scritura che Dio intervenne qualche volta nella designazione del nome da imporre a qualche suo servo. Si può quinid pensare che Dio sia in qualche modo intervenuto, perchè alla Vergine fosse dato il nome richiesto dalla sua grandezza e dignità. Gioacchino ed Anna imposero alla loro bambina il nome di Maria. Riccardo di San Lorenzo dice: Il nome di Maria, dopo il nome di Gesù, sopra tutti gli altri nomi, rinvigorisce di deboli, intenerisce gli induriti, guarisce gli ammalati, dà luce ai ciechi, dona forza a chi ha perso ogni vigore, lo unge per nuovi combattimenti, spezza la schiavitù del demonio.

domenica 6 settembre 2009

Anno francescano 2009-2010

Questi gli incontri per l' anno Francescano 2009/2010 OFS e GI.FRA Diocesano relativi alla fraternità della parrochia "San Francesco d'Assisi" di Latina

20 Settembre 2009 a Fondi: Apertura zonale anno fraterno e celebrazione Giornata per la Salvaguardia del Creato con Ofs, Gi.fra e Araldini

11 Ottobre 2009 : Pellegrinaggio regionale sui luoghi della Beata Angela da Foligno

22 Novembre 2009 Ritiro d’Avvento ad Anzio delle fraternità Ofs e Gi.fra diocesane

21 Marzo 2010 Ritiro di Quaresima a Terracina delle fraternità Ofs e Gi.fra diocesane

28-30 Maggio 2010 Evento francescano nazionale a Padova

20 Giugno chiusura anno fraterno con Ofs, Gi.fra e Araldini

E’ stato proposto dalla gi.fra di cambiare giorno dell’incontro dalle Clarisse: Venerdì anziché martedì; sarà un incontro formativo con catechesi guidata da P .Fabio.



martedì 25 agosto 2009

San Ludovico - Terziario Francescano -

Ludovico, o Luigi IX re di Francia, nacque nel 1214, da Luigi VIII e Bianca di Castiglia. Donna di grander pietà procurò di ispirare al figlio un singolare amore alla virtù e un grande orrore per il peccato, ripetendogli spesso: " Figliolo mio, vorrei pittosto vederti morto, anzichè macchiato di un solo peccato mortale e in disgrazia di Dio ". Queste parole fecero grande impressione a Luigi che se ne ricordò per tutta la sua vita. Si distinse per lo spirito di penitenza, di preghiera e per l'amore verso di poveri e malati. Promosse insieme al bene sociale anche l'elevazione spirituale dei suoi sudditi. Nella seconda delle sue crociate da lui intraprese, a Tunisi, un'epidemia colpì l'esercito e lo stesso re. Sentendosi vicino alla morte, domandò gli utlimi sacramenti. Fattosi adagiare sopra un letto di cenere e cilicio, spirò pronunziando le parole: " Entrerò nella tua casa, o Signore, ti adorerò nel tuo tempio santo e glorificherò il tuo nome". Era il 25 agosto 1270. Fu canonizzato nel 1297 da Bonifacio VIII con il nome di san Luigi dei Francesi.

mercoledì 19 agosto 2009

Diverse interpretazioni del Segno della Croce



Per vivere con consapevolezza questo splendito segno della nostra fede, approfondiamo alcuni modi di fare il segno della croce.

1) Entrare nel mistero trinitario
Nella croce immanenza e trascendenza, dimensione divina e dimen­sione umana si incontrano e fanno sintesi. La croce è il segno della «discesa divina» (linea verticale) venuta a sanare e consolare la realtà umana della tribolazione e della sofferenza (linea orizzontale).
Il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo si auto-comunicano per salvare l'umanità. Dobbiamo entrare in questo Abbraccio.
In un antico testo così si legge: "il cristiano pone la mano destra sulla fronte dicendo "nel nome del Padre" perché il Padre è il principio di tutta la Divinità; quindi pone la mano destra al di sotto del petto di­cendo "e del Figlio", perché il Figlio, procedendo eternamente dal Pa­dre, è disceso nel tempo nel seno della Vergine. Poi egli porta la sua mano dalla spalla sinistra alla spalla destra dicendo "e dello Spirito Santo", perché lo spirito santo procede per via d'amore ed è come il legame del Padre e del Figlio, procedendo l'uno dall'altro; noi pure spe­riamo di passare dalla sinistra cioè dalle tribolazioni di questo mondo alla destra dell'eterna felicità» (Sacerdotale di Venezia, 1560).
2) Il segno della croce come vitalizzazione "trinitaria"
Presa l'acqua venedetta ci si segna con molta cosapevolezza e con fiducia di essere:
- fortificati con la potenza del Padre
-illuminati con sa sapienza del Figlio
-santificati con la crità dello Spirito Santo.
Si assapora l'azione vitalizzante che la S. Trinità opera.
3) Il segno della croce di "unificazione"

Compiendo il segno della croce possiamo mettere a fuoco le quat­tro dimensioni della relazione: Dio, me stesso, gli altri, il cosmo:

- mano alla fronte: Dio; colgo il Suo primato nella mia vita: polo teologico

- mano al petto: io, prendo contatto con tutte le mie disposizioni e realtà interiori: polo antropologico

- mano alla spalla sinistra: polo sociale; faccio riferimento agli altri e a come mi rapporto con essi

- mano alla spalla destra; polo cosmico; prendo coscienza di come mi situo nella storia e nel mondo.

4) Segno della croce «cosmico»

Mi percepisco come un "piccolo cosmo» e abbraccio l'umanità al Nord-Sud-Est-Ovest rispettivamente toccando la fronte, il petto, la spal­la sinistra e destra.

5) Segno della croce e i quattro movimenti vitali

Abbinando il gesto al respiro posso coscientizzare quattro movimen­ti nel compimento del segno della croce.

-Inspirando: stacco la mano e la porto alla fronte. Movimento di ele­vazione a Dio.

- Espirando: porto la mano dallq fronte al petto. Movimento di inte­riorizzazione del dono del Figlio.

- Inspirando: porto la mano alle due spalle dicendo «e dello Spirito Santo». Cristo alita in me il suo Spirito che, con un movimento di aper­tura, mi awolge tutto nella sua luce e mi rende solidale con tutti.

- Espirando: congiungo le mani al petto e inchinando il capo, dico Amen. È un movimento di abbandono all'azione della Trinità di cui ho invocato i santi nomi.

6) Segno della croce di «guarigione»

Toccando con la mano destra la fronte, il cuore, le spalle, chiedo la purificazione e la guarigione della mia mente, del mio cuore, delle mie forze fisiche, sperimentando così fin d'ora il passaggio dallo stato ter­reno a quello celeste.

7) Segno della croce «respirato»

Inspirando mi riconosco proveniente dall'espiro di Dio e rivivo la mia nascita.

Espirando anticipo la mia morte in cui Dio mi inspirerà, cioè mi at­tirerà a sé.


8) Segno della croce " gestualizzato"

- Pronunciando «nel nome del Padre» elevo le mie braccia e le apro a coppa sopra il capo per divenire totale accoglienza del volere del Padre.

- Pronunciando «nel nome del Figlio» apro le mie braccia a croce e mi dispongo ad accogliere le «croci» come segno di benedizione di­vina per collaborare alla redenzione del mondo

- Pronunciando «e dello Spirito Santo»: congiungo le mani al petto per attingere dallo Spirito Santo tutte le forze necessarie per realizza­re la volontà del Padre e del Figlio.

- Pronunciando «Amen» metto le mani giunte per esprimere il mio pieno abbandono alla vita della Trinità.

martedì 18 agosto 2009

Il Segno della Croce

Nel momento della morte di Gesù in croce, si dice che si sia squarciato il velo del Sancta Sanctorum del tempio di Gerusalemme lasciando vedere il sacrario. Anche quando la lancia ha ferito il costato di Gesù, il suo cuore ha fatto vedere le «ricchezze» del suo amore.

Dimoriamo nel cuore di Gesù e contempliamo la sapienza contenuta nel segno della S. Croce.

Con la Croce di Cristo il mondo è redento: uno strumento di umiliazione e di morte diviene un segno efficace di liberazione e di vita. “Oh, Padre che hai voluto salvare gli uomini con la croce del Cristo tuo Figlio, concedi a noi che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero di amore, di godere in cielo i frutti della sua redenzione”.

Di che cosa ci parla la Croce, che cosa ci insegna?

- Ci parla di perenne alleanza fra cielo e terra.

- Ci parla della misericordia di Dio che in Cristo crocifisso e risorto, ci ha rivelato la misura del suo amore.

- Ci parla dell'albero della vita piantato non più nel giardino dell'Eden, ma nel cuore del mondo per dare vita e speranza a tutte le situazioni di morte, di disperazione, di dolore.

- Ci parla di deserto che è ora giardino custodito dal suo vivente giardiniere. “ Oh, croce fedele, unico e nobile albero fra tutti. Nessuna foresta produce, un tale albero con tali fiori, tali fronde, tale semenza! Oh, dolce legno che sostiene con dolci chiodi un così dolce peso!”.

- Ci parla di salvezza, di appartenenza a Cristo Salvatore, ci parla di affidamento a Dio, di abbandono a Dio «nelle tue mani consegno la mia vita».

- Ci parla della vita cristiana che dalla nascita alla tomba è benedetta dalla croce gloriosa del Risorto.

Segnandoci con il segno della croce, cosa facciamo?

- Professiamo la nostra fede e la nostra appartenenza a Dio Trinità. Segnamo con la croce la fronte e diciamo che siamo del Padre (il Pensiero), segnamo con la croce la bocca e diciamo di appartenere al Figlio (la Parola), segnamo con la croce il petto e diciamo che siamo dimora dello Spirito Santo che guida il nostro agire, tocchiamo le nostre spalle e diciamo l'espansione del Regno per la potenza dello Spirito. .


- Accogliamo nelle dimensioni del corpo (altezza, profondità, estensione) della croce redentiva, ed esorcizziamo le nostre piccole croci attribuendo loro una efficacia redentiva a favore del corpo mistico «completo nella mia carne ciò che manca alla passione di Cristo».
- Valorizziamo tutte le dimensioni del nostro essere (altezza, profondità-larghezza, estensione) e lo rendiamo un «microcosmo».

giovedì 13 agosto 2009

Vita di San Francesco: Costumi mondani della sua giovinezza

Viveva ad Assisi nella valle spoletana, un uomo di nome Francesco. Dai genitori ricevette fin dalla prima infanzia una cattiva educazione, ispirata alle vanità del mondo. Imitando i loro esempi, egli stesso divenne ancor più leggero e vanitoso.
Si è diffuso, infatti, ovunque tra coloro che si dicono cristiani, questo pessimo costume, e , talmente questa mentalità funesta si è imposta ovunque, come fosse proscritta e confermata con legge pubblica, che ci si preoccupa di educare i propri figli fino dalla culla con eccessiva tolleranza e dissolutezza. Ancora fanciulli, appena incominciano a balbettare qualche sillaba, si insegnano loro con gesti e parole cose vergognose e deprecabili. Sopraggiunto il tempo dello svezzamento, sono spinti non solo a dire, ma anche a fare ciò che è indecente. Nessuno di loro, a quella età, osa comportarsi onestamente, per timore di essere severamente castigato. Ben a ragione, pertanto, afferma un poeta pagano: " Essendo cresciuti tra i cattivi esempi dei nostri genitori, tutti i mali ci accompagnano dalla fanciullezza". E così si tratta di una testimonianza vera: quanti più i desideri dei parenti sono dannosi ai figli, tanto più essi li seguono volentieri!
Raggiunta una età un pò più matura, istintivamente passano a misfatti peggiori, perchè da una radice guasta cresce un albero difettoso, e ciò che una volta è degenerato, a stento si può ricondurre al suo giusto stato। E quando varcano la soglia dell'adolescenza, che cosa pensi che diventino? Allora rompono i freni di ogni norma: poichè è permesso fare tutto quello che piace, si abbandonano senza riguardo ad una vita depravata. Facendosi così volutamente schiavi del peccato, trasformano le loro membra in strumenti di iniquità: cancellano in se stessi, nella condotta e nei costumi, ogni segno di fede cristiana. Di cristiano si vantano solo il nome. Spesso gli sventurati millantano colpe peggiori di quelle realmente commesse: hanno paura di essere tanto più derisi quanto più si conservano puri. Ecco i tristi insegnamenti a cui fu iniziato quest'uomo, ( Francesco ) che noi oggi veneriamo come santo, e che veremente è santo!.

martedì 11 agosto 2009

Santa Chiara d'Assisi - 11 agosto -

La notte dopo la Domenica delle Palme (18 marzo 1212), accompagnata da Pacifica di Guelfuccio (prima suora dell'Ordine), Chiara si recò di nascosto alla Porziuncola, dove era attesa da Francesco e dai suoi frati. Qui il Santo la vestì del saio francescano, le tagliò i capelli consacrandola alla penitenza e la condusse presso le suore benedettine di San Paolo a Bastia Umbra, dove il padre inutilmente tentò di persuaderla a far ritorno a casa. Consigliata da Francesco, si rifugiò allora nella chiesina di San Damiano, che divenne la Casa Madre di tutte le sue consorelle, chiamate dapprima "Povere Dame recluse di San Damiano" e , dopo la morte della Santa, Clarisse. Qui visse per quarantadue anni, quasi sempre malata, iniziando alla vita religiosa molte sue amiche e parenti compresa la madre Ortolana e le sorelle Agnese e Beatrice. Seppe trasformare i suoi lunghi anni di malattia in apostolato della sofferenza. Attinse dalla sua fede eucaristica una forza straodinaria, che la rese intrepida anche di fonte alle incursioni dei Saraceni: Chiara, in quel tempo malata, fu portata alle mura della città con in mano la pisside contenente il Santissimo Sacramento: l'esercito a quella vista, si dette alla fuga. Chiara scrisse la Regola definitiva chiedendo e ottenendo da Gregorio IX il "privilegio della povertà", poi confermato da Innocenzo IV con una bolla, presentata a Chiara alla vigilia della morte; il giorno dopo, 11 agosto 1253, Chiara morì.

domenica 2 agosto 2009

Perdono di Assisi


Il singolarissimo privilegio dell'indulgenza plenaria che va sotto i nome di "Perdono di Assisi", è una manifestazione della misericordia infinita di Dio da cui deriva una grande utilità spirituale per i fedeli, stimolati, per goderne i benefici, alla confessione alla comunione eucaristica per avvicinarsi sempre più allo stato di vita evangelica vissuta da Francesco e Chiara. Una notte dell'anno de Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima lice e Francesco vide sopra l'altre il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre santissima, circondati da una moltitudine di angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: "Signore, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, tu conceda loro ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe".
" Quello che tu chiedi, o Frate Francesco, è grande, gli disse il Signore, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza".
E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: " Per quanti anni vuoi questa indulgenza?". Francesco scattando rispose: " Padre santo, non domando anni, ma anime". E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo richiamò: " Come non vuoi nessun documento?". E Francesco: " Santo Padre, a me basta la vostra parola!". Se questa indulgenza è opera di Dio, egli penserà a manifestare l'opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli angeli i testimoni".E qualche giorno più tardi insieme ai Vescovi dell'Umbria, al popolo convenuta alla Porziuncola, disse tra le lacrime:" Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!".

La gratitudine per la grazia divina.


Le delizie del mondo sono tutte vuote o poco buone; mentre le delizie spirituali, esse soltanto, sono veramente piene di gioia ed innocenti, frutto delle virtù e dono soprannaturale di Dio agli spiriti puri. In verità però nessuno può godere a suo talento di queste divine consolazioni, perchè il tempo della tentazione non dà lunga tregua. Dio ci fa dono dandoci la cosolazione della grazia; ma l'uomo risponde in modo riprorevole se non attribuisce tutto a Dio con gratitudine. E così non possono fluire su di noi i doni della grazia, perchè non sentiamo gratitudine per colui dal quale essa proviene non riportiamo tutto alla sua fonte originaria. La grazia sarà sempre dovuta a chi è giustamente grato; mentre al suerbo sarà tolto quello che suole esser dato dall'umile. Non voglio una consolazione che mi tolga la compunzione del cuore; non desidero una contemplazione che mi porti alla superbia. Invece, accolgo con gioia una grazia che mi faccia essere sempre più umile e timorato, e che mi renda più pronto a lasciare me stesso. Colui che è stato formato dal dono della grazia ed ammaestrato dalla dura sottrazione di essa, non oserà mai attribuirsi un briciolo di bene; egli riconoscerà piuttosto di essere povero e nudo.

domenica 26 luglio 2009

Pochi sono pronti a portare la croce!


Letto su un foglietto domenicale:
Oggi, di innamorati del suo regno celeste, Gesù ne trova molti: pochi invece ne trova di pronti a protare la sua croce. Trova molti desiderosi di consolazione, pochi desiderosi della tribolazione, molti disposti a sedere a mensa, pochi disposti a digiunare. Tutti desiderano godere con Lui, pochi vogliono soffire per Lui. Molti seguono Gesù fino alla distribuzione del pane, pochi invece fino al momento di bere il calice della passione. Molti guardano con venerazione ai suoi miracoli, pochi seguono l'ignominia della croce. Molti lodano Iddio e lo benedicono soltanto mentre ricevono da lui qualche consolazione; ma, se Gesù si nasconde e li abbandona per un poco, cadono in lamentazione e in grande abbattimento. Invece coloro che amano Gesù per Gesù, non già per una qualche consolazione propria, lo bendicono nella tribolazione e nelle angustia del cuore, come nel maggior gaudio spirituale. E anche se Gesù non volesse mai dare loro una consolazione, ugualmente vorrebbero sempre lodarlo e ringraziarlo.