domenica 29 novembre 2009

Notizie dalla fraternità di Anzio

Una settimana (16-22 novembre) veramente da non dimenticare per la Fraternità OFS di Anzio, interessata a manifestazioni di notevole interesse ed importanza.

Dopo la consueta preparazione spirituale, è stata celebrata la ricorrenza di S. Elisabetta d’Ungheria, nostra celeste Patrona, con una solenne cerimonia nel corso della quale, in ambito GI.FRA. si sono registrate: 1 promessa (Vittorio De Maio), 2 rinnovi ( Iacopo Pieri e Roberta Casacci) e ben 6 accettazioni ( Josephine e Miriam Parisi, Laura Berti, Valerio Rotelli, Kevin Pugliesi, Ciro Santillo); con la cerimonia della vestizione, ha fatto il suo ingresso ufficiale nella Fraternità OFS di Anzio la Consorella Adriana Amato.

Il Consiglio Regionale GI.FRA. è stato rappresentato dal Presidente Flavia Malatesta, dai Consiglieri: Laura Vaticano e Fabrizio Ferella, dagli assistenti: fr. Rino Bernardini (ofm) e fr. Francesco Rossi De Gasperis (ofm.conv.).

La ripresa delle attività della GI.FRA., già auspicata da tempo, viene a saldare un anello di stretta congiunzione tra il mondo giovanile e quello dei più anziani che, in una condizione di fraterno affetto e soprattutto di condivisione, si riconoscono nella spiritualità e nel pensiero francescano.

Domenica 22, la Fraternità di Anzio ha ospitato quelle di Latina, Terracina, Sabaudia, nella struttura gentilmente messa a disposizione, per l’occasione, dalle Suore di Nostra Signora della Mercede.

La posizione particolarmente felice dell’edificio, posto a picco su un mare completamente calmo, il continuo volo dei gabbiani che con i loro voli sembravano voler salutare i partecipanti al raduno, la giornata caratterizzata da un clima quasi primaverile, hanno fatto da cornice alla manifestazione.

L’incontro, appositamente programmato nella giornata in cui tutta la Chiesa universale celebra Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’universo, ha voluto suggerire e favorire l’opportunità della meditazione e della preghiera comunitaria, tra tutte le Fraternità intervenute.

I ragazzi della GI.FRA. sono stati intrattenuti da fr. Jesus Grajedas che ha trattato il tema: “ Il Messaggio di Francesco ai giovani di oggi”; per l’O.F.S. è stato trattato, in modo davvero magistrale, da fr. Vittorio Trani (Ministro della Provincia Romana ofm.conv.), il tema: “….( I francescani secolari) si facciano testimoni e strumenti della sua missione tra gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola.”

L’argomento, tratto dalle Fonti Francescane (3425), ha dato l’opportunità di un’attenta e meditata riflessione sul tema, cui ha poi fatto seguito uno scambio di esperienze e testimonianze individuali. Hanno partecipato all’incontro i Consiglieri Regionali: Johanna Dijkhuis e Lucio Monti.

Dopo il pranzo al sacco “condiviso” ed il caffè di rito, i lavori hanno ripreso nel primo pomeriggio con l’intervento di fr. Francesco Trani – Parroco della Chiesa dei Ss. Pio e Antonio ed Assistente della Fraternità di Anzio che, con espresso riferimento all’iniziativa del Pontefice di dedicare l’anno 2010 al Sacerdozio, ha trattato e ben delineato la figura del Sacerdote e dell’Eucarestia, alla luce degli scritti Francescani e soprattutto del Testamento del nostro Serafico Padre.

I Vespri del giorno e le preghiere di rito, hanno concluso una giornata di elevata spiritualità e di preghiera, nella sana letizia e fraternità francescana.

Adriano Faccenda

mercoledì 18 novembre 2009

Lettera ai fedeli

Lunedì 16 novembre 2009.

Questa sera nel nostro incontro settimanale con la Fraternità, il nostro assistente spirituale P. Eleuterio, ha introdotto questa lettera ai fedeli tratta dalle fonti Francescane:

FF 201 - Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre ! Oh, come è santo e bello e amabile avere in cielo uno Sposo! Oh, come è santo, come è caro, piacevole e umile, pacifico e dolce e amabile e sopra ogni cosa desiderabile avere un tale fratello che offrì la sua vita per le sue pecore (Gv 10,15) e pregò il Padre per noi dicendo: Padre santo, custodisci nel nome tuo coloro che mi hai dato. Padre, tutti coloro che mi hai dato nel mondo erano tuoi e li hai dati a me; e le parole che desti a me le ho date a loro; ed essi le hanno accolte e veramente hanno riconosciuto che io sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. lo prego per loro; non prego per il mondo. Benedicili e santificali. E per loro io santifico me stesso, affinché anche loro siano santificati in un'unità come lo siamo noi. E voglio, o Padre, che dove sono io ci siano con me anche loro, affinché vedano la gloria mia nel tuo regno (Gv 17,6-24).

Il capitolo 17 del vangelo di Giovanni è conosciuto come “preghiera sacerdotale”. E’ il vertice del testamento spirituale di Gesù, racchiuso nei discorsi di addio dei capitoli 13-17. I Vangeli riportano altre preghiere di Gesù, quali il “Padre Nostro” (Matteo 6,9-13; Luca 11,2-4)

Dal vangelo di Giovanni:

17:1 Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, l'ora è venuta; glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio glorifichi te, giacché gli hai dato autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati. Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l'opera che tu mi hai data da fare. Ora, o Padre, glorificami tu presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse. lo ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo; erano tuoi e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola. Ora hanno conosciuto che tutte le cose che mi hai date, vengono da te; poiché le parole che tu mi hai date le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute e hanno veramente conosciuto che io sono proceduto da te, e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu mi hai dati, perché sono tuoi; e tutte le cose mie sono tue, e le cose tue sono mie; e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi.

La preghiera che Gesù rivolge al Padre celeste procede nel suo sviluppo solenne. Al centro Gesù pone i discepoli che hanno accolto la sua parola nelle fede, per questa via, hanno conosciuto anche il padre. Ad essi si oppone il mondo, segno di coloro che rifiutano Gesù e la sua rivelazione. I fedeli sono immersi in questo mondo ostile e per questo Gesù invoca su di loro la protezione del Padre e il dono dell’'unità. Finché Gesù era con loro, era lui a proteggerli e conservarli in unione con lui, fatta eccezione per Giuda, il cui tradimento però si inserisce nel progetto divino di morte e di salvezza attuato da Gesù e attestato nelle scritture.

Mentre io ero con loro, io li conservavo nel tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e nessuno di loro è perito, tranne il figlio di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta. Ma ora io vengo a te; e dico queste cose nel mondo, affinché abbiano compiuta in sé stessi la mia gioia. lo ho dato loro la tua parola; e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Santificali nella verità: la tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anch'io ho mandato loro nel mondo. Per loro io santifico me stesso, affinché anch'essi siano santificati nella verità.

Il pensiero ritorna ai pericoli ai quali i discepoli sono esposti vivendo nel mondo. Secondo lo stile “a ondate”, caratteristico dei discorsi giovannei dell’ultima Cena, ecco la ripresa del motivo della protezione divina necessaria ai discepoli per resistere al maligno al principe di mondo, che Gesù può dominare e vincere. Ci si avvicina così al culmine della preghiera. Come Gesù era stato consacrato e inviato dal Padre nel mondo per comunicare la sua rivelazione, così ora gli apostoli sono consacrati e mandati tra gli uomini a proclamare la “verità”, cioè la parola stessa di Gesù.

Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. lo ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell'unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me. Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data; poiché mi hai amato prima della fondazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato; e io ho fatto loro conoscere il tuo nome, e lo farò conoscere, affinché l'amore del quale tu mi hai amato sia in loro, e io in loro».

Lo sguardo di Gesù orante varca i secoli, rivolgendosi anche a coloro che crederanno in lui sulla base dell’annunzio dei primi testimoni. Per la comunità dei credenti Gesù chiede come dono l’unità, cioè quella stessa comunione che lo unisce al Padre. Uniti a lui, essi sono intimamente connessi al Padre ed è così che si vincolano anche tra loro nell’amore. Ritorna con insistenza il tema dell’amore mistico che anima il cuore dei discepoli: è l’amore di Dio, effuso in Gesù e diffuso tra i fratelli. Ed è per questo legame d’amore che i credenti sono destinati a contemplare la gloria di Cristo e a parteciparvi. Questa è la meta ultima dei fedeli: condividere, oltre la morte, la vita eterna del Padre e del Figlio.

sabato 26 settembre 2009

Fraternità del pontino al via con le attività sociali

P9201374 Domenica 20 settembre le fraternità di Latina, Terracina, Sabaudia, hanno incontrato le fraternità di Fondi e Gaeta provenienti dalla regione Campania, per partecipare ad un momento comunitario quale è la giornata di apertura dell’anno sociale 2009-2010 delle Fraternità di Latina e provincia che da diversi anni ormai celebrano insieme questo momento. La giornata è stata anche l’occasione per la celebrazione, con l’intervento di P. Roberto Bongianni, OFM, della 4^ giornata per la salvaguardia del creato. Il punto d’incontro è stato presso l’abbazia di San Magno a Fondi.

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L'Abbazia di San Magno è la prima basilica paleocristiana di Fondi. Qui, nel 522 d.C. circa, Sant'Onorato volle fondare, ai fini di perpetuare la memoria del martirio di San Magno, che insieme ad altri 2597 cristiani suggellò col sangue la fede, un complesso monastico comprendente la chiesa, il chiostro, il dormitorio e la mensa per i monaci. Il monastero di San Magno, fu governato fino al 1072 dagli abati ordinari senza alcuna dipendenza, dopodiché fu donato all'Abazia di Monte Cassino da Gerardo, Console di Fondi, dalla moglie Lavinia e il loro figlio Leone.
Nel 1492, con una Bolla Pontificia di Alessandro VI, passò alla congregazione olivetana. Successivamente nel sec. XV fu riedificata da Prospero Colonna. Il corpo di San Magno, in onore del quale era stato eretto il monastero e la chiesa, riposò nella sua cripta fino all'anno 847 circa, quando fu derubato da Platone di Veroli, capo reggente della Campania, il quale lo portò nella sua patria e lo depose nella chiesa di S. Andrea. Qui vi rimase per appena 30 anni, poiché nel 877 con l'invasione della città di Veroli da parte dei Saraceni, il corpo del Santo, fu prelevato e venduto alla Città di Anagni.
Il ruolo dell'Abazia non solo in senso religioso, ma anche economico e sociale è rilevante attraverso i secoli, come pure i saccheggi e le numerose distruzioni opera dei barbari nei tempi antichi e dei francesi che nel 1798 demoliscono alcuni locali del convento dopo averlo saccheggiato per lasciarlo in balia degli "sciacalli" che portano a termine l'opera di spoliamento. Dopo un lunghissimo periodo di abbandono in cui l'Abazia ha raggiunto il massimo del degrado, a causa delle intemperie e dell'uso improprio di cui è stata fatta oggetto (stalla per pecore) è stata danneggiata fin nelle strutture portanti che conservano, tuttavia, l'impressione del suo splendore rinascimentale.
L'Assessorato all'Ambiente, attraverso l'istituzione del Parco Naturale Regionale dei Monti Aurunci, ha attivato un programma di recupero del complesso di San Magno (terreno, monastero, mulino medioevale, antico acquedotto che recava l'acqua dalla sorgente al mulino).

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mercoledì 16 settembre 2009

17 Settembre 1224 - Impressione delle stimmate di San Francesco-

Dalle fonti francescane:
Allorché dimorava nel romitorio, che dal nome del luogo chiamato "Verna", due anni prima della sua morte, ebbe da Dio una visione. Gli apparve un uomo in forma di Serafino, con sei ali, librato sopra di lui, con mani distese e piedi uniti, confitto ad una croce. Due ali si prolungavano sopra il capo, due si dispiegavano per volare e due coprivano tutto il corpo. A quell'apparizione il beato dell'Altissimo si sentì ripieno di una ammirazione infinita, ma non riusciva a capirne il signifacato. Era invaso anche da una viva gioia e sovrabbondante allegrezza per lo sguardo bellissimo e dolce col quale il Serafino lo guardava, di una bellezza unimmaginabile; ma era completamente atterrito nel vederlo confitto in croce nell'acerbo dolore della passione. Si alzò, pre così dire, triste e lieto, poichè gaudio e amerezza si alternavano nel suo spirito. Cercava con ardore di scoprire il senso della visione, e per questo il suo spirito era tutto agitato. Mentre era in questo stato di preoccupazione e di totale incertezza, ecco: nelle sue mani e nei suoi piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quel misterioso uomo crocifisso. Le sue mani e i suoi piedi apparvero trafitti nel centro da chiodi, le cui teste erano visibili nel palmo delle mani e sul dorso dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Quei segni poi erano rotondi dalla parte interna delle mani, e allungati nell'esterna, e formavano quasi una escrescenza carnosa, come fosse punta di chiodi ripiegata e ribattuta. Così pure nei piedi erano impressi i segni dei chiodi sporgenti sul resto della carne. Anche il lato destro era trafitto come da un colpo di lancia, con ampia cicatrice, e spesso sanguinava, bagnando di quel sacro sangue la tonaca e le mutande. Ben pochi ebbero la fortuna di vedere la sacra ferita del costato del servo del Signore stimmatizzato mentre egli era in vita.